

Il termine siciliano carusi letteralmente significa "ragazzi": infatti in Sicilia i figli (maschi e femmine) secondo l'età venivano detti in successione picciriddi ("bambini", 0-5 anni circa), carusi ("ragazzi", 6-18 anni circa), picciotti ("giovani", 19-30 anni circa).
Siccome in passato, a causa delle disagiate condizioni economiche, le famiglie mandavano a lavorare i ragazzi ben presto, per renderli fonte di sia pur magro guadagno e per dare loro un mestiere, con l'occupazione essi assumevano la configurazione di "garzoni" o "apprendisti".
Il lavoro e l'apprendistato dei ragazzi avvenivano da contadini, muratori, fabbri, falegnami, scarpari, barbieri, minatori, ecc.: dovunque ci fosse da potere svolgere un'attività remunerativa.
Il fenomeno del lavoro minorile è stato a lungo diffuso in tutta Italia: nello specifico, il termine caruso era riferito ai minorenni del meridione d'Italia, dopo l'unità.
Bisogna precisare che secondo la legislazione dell'epoca, era illegale far lavorare un minore di 12 anni, anche perché una (allora) recente legge stabiliva che la scuola dovesse essere obbligatoria per i bambini fino alla terza elementare. Questa normativa veniva, comunque, violata. In genere la situazione di sfruttamento era gestita da lavoratori adulti, che prendevano i carusi come assistenti. Ai genitori dei carusi veniva corrisposto un pagamento anticipato di circa 100, 150 lire. La paga dei carusi era, però, di pochi centesimi al giorno, quindi la situazione di semi-schiavitù poteva protrarsi per anni.
Le condizioni di lavoro erano dure e inaccettabili secondo i criteri odierni di sicurezza; e il rispetto dei diritti umani, dell'infanzia e dei lavoratori era minimo se non nullo. L'orario di lavoro poteva arrivare a sedici ore giornaliere e i poveri sfruttati potevano subire maltrattamenti e punizioni corporali se accusati di furto (il più delle volte la colpevolezza era inesistente), o di scarso rendimento.
I carusi siciliani facevano spesso i minatori, come ci racconta Verga nella sua novella"Rosso malpelo". Era un lavoro duro e difficile quello del minatore che, ogni mattina, sprofondava la propria vita a diverse centinaia di metri sotto terra, lasciava che si muovesse tra stretti e maleodoranti cunicoli, senza la certezza di ritrovarsela, a sera, così in agguato era la morte, sempre. (notizie tratte da Wikipedia)
http://www.youtube.com/watch?v=xrBjuUGszWA
Che ne pensate del lavoro minorile?
Secondo voi esiste anche oggi? In quali parti del mondo?
(prima di rispondere, documentatevi...potete anche citare link a documenti, foto, filmati che ritenete interessanti)
prof allora era incrementato il lavoro minorila come avete spiegato voi ma al giorno d'oggi esiste solo nei paesi del terzo mondo tipo Africa,America del sud;ecc...
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RispondiEliminaAlcune ricerche rivelano che anche oggi in Italia ci sono più di 145 mila ragazzi e ragazze sotto i 15 anni che sono impegnati in attività lavorative e di questi circa 35 mila rientrano nella categoria di "sfruttati". Altre ricerche parlano di oltre 350 mila minori lavoratori dei quali circa 80 mila sfruttati.
RispondiEliminaIo penso che è giusto che i ragazzi dai 16 anni in su vadino a lavorare ; perché oggi ci sono ancora ragazzi di 30 anni che si fanno mantenere dai propri genitori e nn mi sembra giusto.
Giovanni ha sufficientemente approfondito l'argomento, però:
RispondiElimina- deve citare le fonti da cui ha preso i dati (es. Wikipedia, ...)
- deve ripassare il modo congiuntivo tempo presente del verbo andare.
Martina e Gianmarco motivino con dati "certi" le loro affermazioni...
Forza...siamo solo all'inizio!!!
l’infanzia è una tappa importante della vita, per il gioco, per imparare, per crescere, si tratta di un periodo in cui tutti i bambini dovrebbero avere l’opportunità di sognare e fare progetti per il futuro, invece per più di 250 milioni di bambini e adolescenti in tutto il Mondo, l’infanzia è un sogno perduto. questi bambini e adolescenti si possono trovare a vendere fiori o ad abbrustolire la propria pelle in piantagioni gigantesche, sporche ed infette da residui chimici, a pulire i pavimenti delle ville di milionari incoscienti, a rompersi la schiena in buie fabbriche di tappeti sotto la frusta della moderna schiavitù.In un mondo così sviluppato è quasi incredibile rendersi conto come certi bambini siano obbligati a rinunciare al loro futuro e a lavorare per la loro sopravvivenza.(tipologie di lavoro minorile in Italia).Prof mi fa riflettere molto il fatto ke mentre io gioco, sogno il futuro ci sono bambini e adolescenti ke lavorano come adulti svolgendo lavori pesanti e ke devono pensare solo alla sopravvivenza e questo mi fa star male.
RispondiEliminaL'articolo 12 della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia afferma che i bambini ed i ragazzi hanno il diritto di essere gli attori della propria vita e di partecipare alle decisioni che li riguardano, mettendo in discussione in modo profondo e radicale gli atteggiamenti che danno per scontato che i bambini e i ragazzi debbano essere visti ma non ascoltati. Secondo me si calpestato i diritti e i bisogni dei bambini, infatti un bambino ha bisogno di giocare nell'infanzia e di divertirsi nell'adolescenza e che entrambe i casi hanno bisogno della libertà e della spensieratezza.
RispondiEliminabrave, buone riflessioni.
RispondiEliminaGiovanna ha ben inquadrato il problema, evidenziando il suo disagio che emerge dalla conoscenza di situazioni al limite dell'umanità, mentre Fabiola ha giustamente citato la Convenzione ONU
Forza, la riflessione continua!!!!
Prof. Oggi penso che qua in Italia i lavori minorili non esistono più... Esistono solo nei paesini come l'Africa e nell'America del sud...
RispondiEliminadevi approfondire meglio la tematica...le tue riflessioni sono troppo generali
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RispondiEliminaPurtroppo anche oggi esiste il problema del lavoro minorile.
RispondiEliminaSecondo i dati forniti dall'UNICEF (Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia) e dall'ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro), il numero dei bambini che lavorano nel mondo è di circa 250 milioni distribuiti un po' dovunque: Asia, Africa, America ed Europa.
Anche in Italia è presente il lavoro minorile: il nostro paese occupa il 3° posto in Europa tra i paesi con più alto numero di bambini lavoratori (circa 250.000-300.000) dopo Portogallo ed Albania.
Sfogliando le pagine di quotidiani, settimanali, riviste varie, ascoltando la radio, guardando la TV, si viene a scoprire che numerosi bambini, invece di andare a scuola, di giocare e di divertirsi, vengono impiegati in mestieri pericolosi e nocivi per la loro salute. Infatti sono costretti a fare i mestieri più svariati: cercatori di smeraldi, lavoratori di pelli, minatori, spaccapietre, agricoltori, tessitori di tappeti, ecc…secondo me prof x quanto possa essere crudele il mondo nn e giusto ke dei bambini vadano a lavorare così giovani xk anno anche loro il desiderio ma anche il diritto di decidere cosa poter fare da grandi… prendete noi prof la scuola la quasi odiamo ma ci sono bambini ke vivono nei paesi ke ho citato prima ke vorrebbero tanto una scuola e nn la possono avere xk troppo impegnati a lavorare o meglio ancora obbligati a lavorare.
finalmente un buon post!!!
RispondiEliminaTi sei documentato e, a tuoe parole, hai espresso la tua opinione...per te il blog sta funzionando!!!!
Bravo
fin dall ottocento anche oggi esiste il problema del lavoro minorile .Nel Sud Italia, più precisamente in Sicilia, c’erano i Carusi, bambini che lavoravano nelle miniere di zolfo e che a causa della fatica e degli stenti avevano il corpo deformato .Si chiamavano così perché facevano lo stesso lavoro degli asini,cioè portavano la roba pesante sulle spalle,alcuni di loro erano addetti ad aprire e chiudere le porte che separavano i settori della miniera.Lavoravano circa dodici ore al giorno e la notte non tornavano a casa ma dormivano nella miniera in un piccolo buco buio con poca aria. Quando uscivano, dopo diversi, giorni non riuscivano nemmeno a sopportare la luce.
RispondiEliminaI Carusi, secondo la legge, dovevano andare a lavorare nelle miniere di zolfo a dodici anni, ma chi proveniva da famiglie molto povere era costretto ad andarci prima.
In Inghilterra nella prima metà dell’ottocento donne e bambini lavoravano nelle prime fabbriche tessili. Prendevano i bambini perché avevano le mani piccole e allora era più facile lavorare con i telai e i fili che vi scorrevano, dovevano anche pagarli di meno , così come le donne che pagavano meno degli uomini.
Lavoravano in stanzoni con poca luce e sia per la scarsità di luce che per la stanchezza spesso succedeva che si rovinavano le mani.Avevano poco tempo per mangiare e certi non mangiavano affatto perché dovevano pulire le macchine.Quando tornavano a casa succedeva che i bambini più piccoli o più deboli si addormentavano per strada e i genitori dovevano andarli a cercare,altri riuscivano ad arrivare a casa anche se avevano le ossa rotte ma non potevano nemmeno mangiare per la stanchezza e si mettevano subito a dormire.